7 – Corriere della Sera

L’architetto Luigi Fragola, che è anche il padrone di casa, ha scelto questo colore guida – declinato dall’azzurro polvere all’ottanio – per trasmettere sensazioni, stimoli ed emozioni.

Blu in ogni gradazione. Sarà per via delle sue origini siciliane e l’amore per il mare, ma per il suo appartamento-studio con vista sull’Arno, al piano alto di un edificio d’epoca del centro storico di Firenze, l’architetto Luigi Fragola ha scelto questo come colore guida. Declinato in tutte le sfumature – dall’azzurro polvere all’ottanio – è stato la base su cui innestare il suo modo di intendere la casa, un ricettacolo di sensazioni, stimoli, emozioni. «Odio il bianco e il total look», esordisce il padrone di casa. Basta passare da una stanza all’altra per capirlo. L’ingresso decorato da motivi floreali in grigio-blu immette nel corridoio rosso lacca – unica eccezione cromatica – lungo il quale si snodano tutte le camere. Il soggiorno accosta divani geometrici azzurro cielo e una libreria a tutta parete al lampadario stille anni Cinquanta, tavolini in ceramica, opere d’arte contemporanea e numerose foto d’autore. Per no parlare della sala da pranzo, dove il tavolo d’artista («Era stato pensato per un io cliente, ma alla fine mi piaceva talmente che l’ho tenuto io», rivela) è in pacifica convivenza con sedie di design tutte diverse. Alla parete spicca una grande cartografia: «E’ la riproduzione di una mappa antica con il mondo capovolto, incentrato sulla Mesopotamia e privo dell’America. Mi piace perché dà un messaggio che mi rappresenta: i punti di vista sono molteplici e ciascuno, in fondo, si sente al centro del proprio mondo».

Infatti proseguendo, gli accostamenti azzardati si susseguono nella sua camera, un letto a baldacchino e un tavolino moderni convivono con una coppia di eleganti poltrone in velluto blu. Gioco dei contrasti anche per l’arte: una tela contemporanea è messa a poca distanza da un ritratto maschile campito per metà di azzurro: «Si era rovinato nel trasloco e, non avendo un gran valore, non meritava restaurarlo. Ma lo sguardo dell’uomo mi piaceva, per cui ho pensato di immergerlo per metà nel colore…». L’ironia prosegue con il tappeto, inesistente ma evocato dalla suggestione creata dalla sua effigie dipinta. Il cerchio si chiude nell’ingresso, protagonista la scultura di uno squalo: «L’artista è anche campione di pesca subacquea. L’aveva realizzata per sé, ma alla fine l’ho convinto a vendermela: appaga il mio amore per il mare». Una casa eccentrica ma pronta a cambiare pelle, perché, come confessa il proprietario, oggetti e arredi mutano in base allo stato d’animo del momento. Irrinunciabile antidoto alla (sua) noia. §

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7 Corriere della Sera | Giugno 2019

di Silvia Nani foto di Monica Spezia

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